recensione di Anna Piccioni
Miljengo Jurgovic, nato a Sarajevo nel 1966, si dichiara Croato-bosniaco per riconoscersi da Bosniacchi e Serbi bosniaci; è romanziere, poeta, giornalista e sceneggiatore, nonché maestro del racconto breve, senza dubbio uno dei maggiori talenti letterari della sua generazione. Durante l'assedio di Sarajevo decide di trasferirsi a Zagabria, dove tuttora vive e lavora.
Nella Prefazione Claudio Magris scrive “Il nuovo Andrić bosniaco:così Paolo Rumiz definisce Jurgovic[...] Entrambi raccontano di quel variegato crogiolo balcanico di popoli, religioni,culture diverse, che dovrebbe e potrebbe essere un esempio di coesistenza,tolleranza e arricchimento reciproco- e parzialmente lo è anche stato, dando così una lezione di coesistenza umana – il quale però è diventato luogo della vergogna e della distruzione”
Con Le Marlboro di Sarajevo Miljengo Jurgovic è stato insignito col Premio”maggiore” del Festival di Vilenica edizione 2024, attribuito a molti scrittori illustri: nel 1986 nella prima edizione fu premiato Fulvio Tomizza
L'opera di Jurgovic è stata scritta durante l'assedio di Sarajevo e raccoglie una serie di racconti che hanno come protagonisti la gente comune. La guerra ha dato un duro colpo ai sogni e alle ambizioni. Le granate non erano qualcosa di pianificabile, di trascurabile, di eludibile; erano qualcosa che scardinava l'universo, reale e fantastico, di tutti” ( p. 46)
I suoi racconti non sono racconti di guerra, si parla della guerra, e a Jergovic non interessa dividere i buoni dai cattivi, non interessa suscitare emozioni preferisce raccontare il suo vissuto, e quello degli altri che sono attorno a lui con cui condivide una vita vissuta sull'orlo dell'abisso.
La poetica dello scrittore si manifesta nella sua abilità di trasformare in poesia anche le storie, le immagini più crude, d'altronde in una città sotto assedio, con i cecchini sui monti pronti a colpire ogni foglia in movimento, dove la precarietà è la quotidianità, noi al sicuro nelle nostre case non possiamo nemmeno immaginarcela: La testa di Juraj giaceva in mezzo al fango come un vaso rotto in cui cadono le prime gocce di pioggia. (69)
Il riferimento al titolo è tra le righe del racconto La tomba. L'io narrante sta scavando tombe sulla collina di Alifakovac, il cimitero musulmano di Sarajevo da dove la vista spazia sulla città e sui luoghi che hanno segnato la vita dei morti. Al giornalista americano che lo intervista consiglia di non cercare nei volti delle persone risposte, ma di osservare gli oggetti, le cose. Tira fuori un pacchetto di sigarette, prodotte a Sarajevo, è bianco perché non c'è un posto dove stampare la scritta; l'Americano non sa guardare: rivoltando il pacchetto all'interno non si sa mai cosa si possa trovare, a volte anche l'involucro luccicante delle Marlboro di Sarajevo.
Miljengo Jurgovic Le Marlboro di Sarajevo BEE Bottega Errante Edizione –