Si tratta della ristampa anastatica, edita dall’IRCI e da Zel Edizioni nel dicembre 2016, a cura dello storico dell’arte Enrico Lucchese, del volume di Carlo Cecchelli, edito nel 1932 dalla Libreria dello Stato per conto del Ministero dell’Educazione Nazionale – Direzione generale delle Antichità e delle Arti, oggi praticamente introvabile.
La sua ristampa acquista quindi un grande valore perché ci presenta la città di Zara in tutto il suo antico splendore, così come si era sviluppata nel tempo, perché i monumenti e gli oggetti descritti (compresi dipinti, statue, reliquari e oggetti liturgici) sono corredati da foto in bianco e nero scattate dal Gabinetto del Ministero dell’Educazione Nazionale, una realtà che dopo i bombardamenti anglo-americani del 1943/44 non esiste più. È questa la ragione che ha indotto l'IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata) ha curarne la ristampa avendo come compito statutario "il recupero, la conservazione e l’elaborazione della storia, dell’arte e, in sostanza, di ogni tratto culturale, inteso in senso antropologico, di tradizione italiana, nei diversi momenti storici e nelle varie località delle terre giuliane, quarnerine e dalmate, oggi perdute", come ha detto il suo presidente Franco Degrassi nella presentazione dell'opera lunedì, 22 maggio 2017, nella sede dell'Istituto.
La monografia di Zara era la terza della collana dei 20 Cataloghi delle cose d’arte e di antichità d’Italia dopo le riedizioni di quelle di Aosta del 1911 e di Pisa del 1912 e consiste in un'accurata descrizione di tutte le cose d'arte e di antichita della città a partire, nel primo capitolo, dalle sue mura, porte, colonne romane per passare poi alla Torre del Buovo d’Antona, ai pozzi, all’arsenale, al castello, ai giardini pubblici e alla fontana delle Collovare. Una cura particolare è riservata ad alcuni monumenti di grande valore come la Cattedrale di Sant’Anastasia e il Battistero, il Tesoro della Cattedrale, la Chiesa e il Monastero di Santa Maria Minore, il Tesoro del Monastero di Santa Maria, la Chiesa di San Simeone Profeta ed il suo Tesoro, la Chiesa e il Convento di San Francesco, la Chiesa di San Michele, la Chiesa di San Grisogono, la Chiesa della Madonna del Castello, la Chiesa serbo-ortodossa di Sant’Elia e la Chiesa di San Donato. Un capitolo descrive poi i principali palazzi pubblici e privati cittadini; un altro è dedicato ai frammenti, allora conservati nel Regio Museo, relativi ad alcuni edifici urbani. Il libro si conclude con un capitoletto inerente l’isola di Lagosta e le chiese dei Santi Cosma e Damiano e della Madonna in Campo.
"È un Catalogo – come scrive Enrico Lucchese nell’introduzione – che va naturalmente aggiornato in molti punti, dalle attribuzioni stilistiche alle ipotesi cronologiche. Al netto, poi, della situazione ideologica in cui l’opera fu concepita e delle seguenti vicende storiche della Dalmazia, è certo che Zara resta un utile punto di partenza per ogni ricerca storico-artistica fatta su quella città e su quella regione".