di Carmen Palazzolo
Luisa Moratto - Buie d'Istria, 27 marzo 1861 – Cherso 1932
Luisa Moratto, per i vecchi chersini la "Maestra Moratto" anche se in realtà fu per lunghi anni una direttrice didattico, nasce a Buie d'Istria da un buiese e da una chersina della famiglia Scalamera, sorella del canonico don Giorgio. Era questi un uomo di vasta cultura e pietà sacerdotale che, intuita l'intelligenza della nipote, la fece studiare all'Istituto magistrale di Gorizia, dove si diplomò col massimo dei voti. Dopo alcuni anni a Trieste come istitutrice in famiglie signorili, Luisa Moratto ricevette l'incarico di insegnante nella scuola popolare femminile di Cherso, allora sotto l'impero austro-ungarico. Dopo cinque anni di insegnamento, fu nominata direttrice della sua scuola, incarico che mantenne fino alla morte e che svolse lavorando indefessamente dalle otto del mattino alle venti profondendovi la sua dottrina e didattica di tipo montessoriano. Il suo posto di lavoro era una saletta della scuola presso l'appartamento della bidella della scuola elementare. Qui consumava pure il suo parco pranzo, portatole sul posto dalla fedele Maria. Tornata a casa, dopo aver cenato, si rimetteva al lavoro per stendere verbali, scrivere memorie, petizioni o altro per sollecitare i competenti uffici di Pola, Trieste, Fiume, Roma a provvedere ai bisogni di Enti o singoli di Cherso. Dovette infatti spesso arditamente lottare contro i soprusi con i quali le autorità statali austriache del tempo tentavano di ostacolare il suo lavoro di insegnante e dirigente di una scuola italiana per favorire le iniziativr croate, sostenute dai gendarmi e da qualche sacerdote forestiero slavo. Ma la Maestra Moratto, imperterrita, riuscì comunque ad ottenere dalle Autorità Comunale e Provinciali la costruzione di una nuova scuola, di un asilo e di altri ambienti culturali, validamente sostenuta dalla Lega Nazionale e coadiuvata da una schiera di insegnanti dì ambo i sessi, tutti diplomati nel citato Istituto Magistrale di Gorizia, dove anch'ella aveva studiato, o in quello di Capoditria.
Durante la Prima Guerra Mondiale, come altri cittadini sospetti di attività irredentista, fu diffidata e quindi condannata al confino a Wagna, in Austria, che le fu risparmiato e tramutato in confino domiciliare, con l'unica eccezione di un'uscita domenicale per assistere alla Santa Messa, grazie alla comprensione di un funzionario, che dimostrò sensibilità per la sua salute malferma. Infatti, benché di straordinaria forza intellettuale e morale, ella era di costituzione gracile.
La sua casa divenne allora allora scuola privata gratuita di preparazione alla scuola media e agli studi superiori della quale molti chersini si sono avvalsi, compreso Nicolò Tomaz, l'estendore dello scritto dal quale ho attinto queste notizie sulla sua vita.
Nell'ottobre/novembre 1918 quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, alla conferenza di Parigi si discuteva sull'annessione dell'isola di Cherso alla Jugoslavia, sostenuta dal presidente america Wilson, o all'Italia, fu fra i più insistenti sostenitori della sua unione all'Italia tanto da riuscire a farsi ricevere dal presidente del consiglio Saverio Nitti, dal re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena, contribuendo notevolmente all'esito favorevole delle trattative.
Per i suoi eccezionali meriti di educatrice, scrittrice e poetessa, ha ricevuto la medaglia d'oro dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Purtroppo le sue delicate poesie ed i suoi scritti in prosa, gelosamente custoditi dopo la sua morte, nel 1932, sono andati quasi tutti distrutti durante l'occupazione partigiana.
(Liberamente tratto dall'articolo di Nicolò Tomaz, pubblicato sul periodico Comunità Chersina n. 7 del gennaio 1980).